



Il festival,
una storia d'amore
per il patrimonio immateriale
e per il territorio
Nel 1985, a Cunardo, nasceva la prima «Rassegna del Folklore», una giornata dedicata alle tradizioni popolari, ideata dal Gruppo Folkloristico “I TENCITT”, già profondamente legato al territorio e alla sua cultura. L’intento era semplice e allo stesso tempo ambizioso: portare in paese musiche, danze, costumi e racconti provenienti da altre comunità, creando un ponte tra identità locali e culture lontane. Quel primo appuntamento si trasformò subito in qualcosa di speciale.
Edizione dopo edizione, il festival crebbe: da incontro tra gruppi vicini divenne un evento regionale, poi nazionale, fino ad assumere una dimensione internazionale. Cunardo iniziò ad animarsi ogni estate con spettacoli, sapori, colori e voci provenienti da tutta Italia e dal mondo. Il Piazzale Don Santa Maria, con il suo palcoscenico in legno e lo stand gastronomico, divenne il cuore pulsante della festa: un luogo dove il patrimonio immateriale prendeva vita attraverso la danza, la musica e la convivialità.
I gruppi ospiti venivano accolti nelle famiglie del paese, nelle scuole o nel centro sportivo, in uno spirito di ospitalità autentica che ancora oggi rappresenta l’anima del festival. Alla fine degli anni Novanta, la crescita della manifestazione rese necessario il trasferimento nell’area della Baita del Fondista, spazio che ancora oggi ospita i momenti più importanti della vita culturale cunardese. Un passaggio che segnò la maturità del festival e la volontà condivisa di investire nel futuro della cultura popolare.

Nel 2001 il festival compie una svolta decisiva: l’affiliazione alla FITP – Federazione Italiana Tradizioni Popolari – e alla IOV – International Organization of Folk Art – apre le porte a collaborazioni internazionali e a nuovi orizzonti culturali. Nasce così il «Festival Internazionale del Folklore». Da quel momento, Cunardo diventa un punto d’incontro tra popoli, tradizioni e generazioni.
In 37 edizioni, il festival ha accolto gruppi provenienti da oltre 40 nazioni e da quasi tutte le regioni italiane. Ogni spettacolo è diventato occasione di dialogo, ogni danza un linguaggio universale, ogni incontro un seme di amicizia. Il festival non è mai stato solo un susseguirsi di esibizioni artistiche. È stato – e continua a essere – un’esperienza umana: l’incontro tra chi custodisce le proprie radici e chi desidera condividerle con gli altri. Tra il pubblico, i volontari, le famiglie ospitanti e gli artisti si crea ogni anno una comunità temporanea ma profondamente reale, fatta di curiosità, rispetto e partecipazione. In un mondo che cambia velocemente, il «Festival Internazionale del Folklore» ha scelto di mettere al centro le persone e le relazioni, dimostrando che le tradizioni popolari non appartengono al passato, ma sono strumenti vivi di dialogo e comprensione reciproca.
Un incontro
tra cuori e menti
Il futuro
in «Mosaico»
Oggi questa storia entra in una nuova fase e prende un nuovo nome: «Mosaico – Festival Internazionale del Folklore». «Mosaico» non è soltanto una nuova identità visiva o un cambio di denominazione. È la naturale evoluzione di un percorso iniziato oltre quarant’anni fa. Come le tessere di un mosaico, culture, territori, persone e tradizioni diverse si uniscono per creare un’unica immagine condivisa: quella di una comunità aperta, viva e senza confini. Il nuovo progetto amplia lo sguardo oltre Cunardo, coinvolgendo l’intera Provincia di Varese e rafforzando la dimensione internazionale dell’evento. L’obiettivo è costruire una rete culturale sempre più partecipata, capace di valorizzare il patrimonio immateriale, sostenere gli scambi tra i popoli e generare nuove opportunità di incontro per le comunità locali. «Mosaico» guarda al futuro con ambizione e responsabilità: custodire le radici, ma allo stesso tempo innovare il modo di raccontarle e condividerle. Perché il folklore non è nostalgia, ma una forma contemporanea di appartenenza, dialogo e creatività collettiva.
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E così, dopo quasi quattro decenni di storia, il festival continua il suo viaggio: con le stesse radici nel cuore e con un orizzonte ancora più ampio davanti a sé.